ξℓє's profile♀♥ ξℓє ♥♂ PhotosBlogListsMore Tools Help

♀♥ ξℓє ♥♂

..il mio più grande romanzo..^^

Blog dedicato al mio romanzo..

ancora incompiuto ma che presto finirò

commentate e ditemi cosa ne pensate..

grazie a chiunque mi lascierà un commento

Ele*

Please wait...
Sorry, the comment you entered is too long. Please shorten it.
You didn't enter anything. Please try again.
Sorry, we can't add your comment right now. Please try again later.
To add a comment, you need permission from your parent. Ask for permission
Your parent has turned off comments.
Sorry, we can't delete your comment right now. Please try again later.
You've exceeded the maximum number of comments that can be left in one day. Please try again in 24 hours.
Your account has had the ability to leave comments disabled because our systems indicate that you may be spamming other users. If you believe that your account has been disabled in error please contact Windows Live support.
Complete the security check below to finish leaving your comment.
The characters you type in the security check must match the characters in the picture or audio.
May 18

13 capitolo

Capitolo 13° 

 

Il mattino dopo mi svegliai con l’odore di mirtilli nell’aria. Ancora stordito mi alzai e mi guardai intorno, cercando di ricordare dove mi trovavo. Poi mi tornò in mente, e fu peggio. Scoraggiato e di cattivo umore andai in cucina e vi trovai Efimea che trafficava con una scodella. Portava un largo cappello rosso ed una grossa borsa dello stesso colore – Buongiorno!- mi salutò sorridendo – Io sto uscendo a fare compere, ti serve qualcosa?- scossi la testa e mi sedetti al tavolo apparecchiato. Un forte odore di bruciato mi invase le narici ed Efimea si affrettò a togliere delle grosse fette di pane annerito dal forno. – Uffa…volevo prepararti una buona colazione…- sbuffò – Vuol dire che ti accontenterai della marmellata e del latte. Devo andare ora, ci vediamo dopo- quindi aprì le ali e volò fuori. Feci colazione, mi vestii e uscii di casa. Seguendo i cartelli mi diressi verso il monte Minua, dove doveva trovarsi Armea. In strada tutti si giravano a guardarmi mentre passavo, il che mi imbarazzò parecchio, soprattutto quando due fatine giovani cercarono di indovinare dove avessi le mie ali…

Arrivai ai piedi del monte Minua, mi immaginavo qualcosa di più imponente, invece era una semplice collinetta e, se aguzzavo la vista, riuscivo già a scorgere la casetta di Armea Nos’ mei. Mi avviai, ma senza fretta, ero troppo occupato ad ammirare quel mondo magico, dove poteva succedere di tutto. Posso giurare di aver visto una fata dalle ali argentate sottili come foglie cantare per un albero, che cresceva e cresceva e cresceva, per nutrimento solo la voce della ragazza magica. [capitolo nn finito..scusate^.^]

 

Creative Commons License 

questo intervento è protetto da copyright

-provate a copiare e vi uccido-

12 capitolo

Capitolo 12°

 

Posai il mio sacco a terra ed osservai la casetta, aveva un piccolo giardino con un ulivo che avrà avuto minimo trecento anni, il vialetto d’accesso era illuminato da piccole luci sospese a mezz’aria e dall’interno non giungeva nessun rumore. Ormai era quasi sera, Trìata mi informò che sarebbe partita subito, che era già in ritardo. Mi accorsi appena che si allontanava da me, ero ipnotizzato da quella casa, aveva un effetto tranquillante. Ripresi il mio sacco e molto cautamente aprii la porta, non vedendo nulla di preoccupante cercai l’interruttore della luce chiedendomi perplesso se anche le creature magiche avessero l’elettricità. Non trovai nulla di simile ad una lampada, trovai invece una di quelle luci che stavano sospese in giardino, provai a scuoterla a questa si accese, restando sospesa davanti a me. Ne accesi altre e decisi di esplorare la casa, stavo per aprire una porta quando questa si spalancò e ne usci una creatura che reggeva tra le mani un vaso mirato alla mia testa. Mi difesi con uno scudo e corsi via, aspettando la persona che voleva aggredirmi. Una ragazzina sbucò dal corridoio e mi colpii alla testa con un altro vaso, mi difesi ancora ma inciampai e caddi a terra. La ragazzina si guardò intorno ed esclamò –Che sollievo! Allora non sei un ladro, uno di loro non accenderebbe mai tutte le luci…- si sedette sul tappeto e mi osservò mentre con fatica mi rimettevo in piedi a pochi metri da lei. – Ma…chi sei? – mi chiese,   - Chi sono?- chiesi sorpreso – Mi chiamo Dar e dovrei abitare qui….credo- la ragazzina mi fissò come se fossi stato un bambino stupido,

–No, tu non puoi abitare qui, ci abito già io. – mi disse,

- Ma questa non è la casa di Trìata?- chiesi stupito,

- Si, ma da quando se ne è andata ci abito io…- mi rispose lei ridendo – Sono sua sorella minore Efimea, ma tu perché dovresti abitare qui?- le raccontai la storia senza omettere nessun particolare e lei mi ascoltò con gli occhi fuori dalle orbite e la bocca spalancata. – Caspita! – esclamò poi scotendo la testa – A questo punto non posso proprio sbatterti fuori…vieni, che ti mostro la tua stanza – disse alzandosi e avviandosi verso il corridoio, - Vuoi dire che posso dormire qui?- chiesi alzandomi a mia volta. Lei scrollò le spalle –A meno che non preferisci dormire in giardino…seguimi -

la seguii verso un porta alta e stretta, lei trafficò con la serratura e aprii la porta facendosi di lato – Era la vecchia stanza di Trìata, se ti va bene puoi dormire qui – mi disse. C’ erano solo un letto, un armadio ed una scrivania, - Mi andrà bene, sempre meglio del giardino. - lei sorrise – Se ti serve qualcosa sono in cucina, mi è passato il sonno…- e se ne andò chiudendosi la porta alle spalle. Posai la mia sacca vicino all’armadio e guardai fuori dalla finestra che dava sul giardino, le sfere luminose si erano spente e ora erano adagiate sull’erba soffice. Mi allontanai dalla finestra e mi sdraiai sul letto, ripensai sorridendo alla buffa presentazione di Efimea, assomigliava poco a Trìata, la Guardiana aveva lunghi capelli ramati e un viso allungato, Efimea invece aveva capelli corti e neri che le incorniciavano il viso paffuto, sembrava anche meno seriosa. Mi addormentai cercando di non pensare a che cosa avrebbe detto Briz di Efimea, tenevo molto alla sua opinione.

 

Creative Commons License 

questo intervento è protetto da copyright

-provate a copiare e vi uccido-

                                     

11 capitolo

Capitolo 11°

 

Il giorno dopo ripartimmo all’alba, per non farci raggiungere dai nostri inseguitori. –Adesso manca molto?-chiesi sbadigliando.      -No, poche ore e saremo arrivati. Quando saremo a Litenow, la capitale delle fate, gli xirof perderanno le nostre tracce…sono esseri stupidi, ma non tanto da infilarsi in una città fatata. – rispose la Guardiana sorridendo. Cavalcammo in silenzio per tutta la mattina, alle prime ore del pomeriggio scorsi una radura ed un rumore forte, pesante. Ci dirigemmo verso la radura ed il rumore divenne più forte. Dietro ad un boschetto si trovava un piccolo lago e le cascate di Modrey, erano proprio piccole, mi ero aspettato qualcosa di più…maestoso. Eravamo fermi ad osservare le cascate, quando un urlo agghiacciante ci fece voltare. Dodici xirof alti due metri e con spaventosi artigli ci si avventarono sopra e feci appena in tempo a creare uno scudo per me e Trìata. Dopo il primo attacco fallito, gli esseri si divisero, metà combatteva contro di me, metà contro Trìata. Lanciai con tutte le mie forze una sfera di energia contro due xirof che si gettarono all’indietro agonizzanti, compiaciuto li osservai per un secondo di troppo, un forte colpo alla spalla mi stappò un urlo. Mi voltai e mi ritrovai ad un palmo dal muso ghignante di uno xirof, alzai la mano e un globo di energia lo incenerì. Dopo di che svenni.

 

Mi risvegliai con la sensazione di galleggiare in acqua, la testa mi pulsava, i muscoli indolenziti mi dolevano ad ogni piccolo movimento. Mi misi seduto e guardai dove mi trovavo: era una stanza addobbata con mobili pregiati e l’odore era lo stesso che c’era nelle tenda di Trìata, delle risate mi fecero voltare e vidi un gruppo di ragazzine che mi osservavano da una finestra. Quando si resero conto di essere scoperte volarono via. Probabilmente ero in un ospedale di fate o roba del genere. Cercai i miei vestiti e con molta fatica li indossai. Avevo la spalla e la testa fasciate e le gambe non mi cedevano per miracolo. Uscii dalla stanza e trovai Trìata che discuteva animatamente con una fata vestita di bianco. Le feci un cenno e lei si congedò della ragazza con cui discuteva, mi fece cenno di avvicinarmi. –Buon giorno, Dar! Hai riposato  due giorni, credo che ti rimetterai presto. – annuii, le chiesi chi era la fata con cui parlava prima, - Una ragazza impicciona, voleva sapere chi eri. – mi rispose, annuii ancora. – Veniamo alle cose serie, - mi disse lei con uno sguardo gelido – Dar, tra mezzora circa parto, vado a riprendere Briz. – sussultai e quasi urlai – Non puoi! È un mio compito! – lei mi fulminò con lo sguardo – Abbassa la voce! Ma non vedi come stai? Potresti metterci giorni a riprenderti, non voglio nemmeno pensare a cosa faranno a Briz nel frattempo… - Rimasi in silenzio. – E io?- chiesi in un sussurro, - Tu resterai qui, ad allenarti. Alloggerai nella mia casa, non dovrebbe esserci nessuno. La tua istruttrice sarà Armea Nos’mei, mia cara amica. Abita sul monte Minua, vieni ti accompagno al tuo alloggio. – Si girò e si diresse verso la porta. Fuori c’erano poche persone, tutte ragazze giovani. Camminando per strada mi sentivo osservato, non osavo alzare lo sguardo per paura di incrociare i visi delle fate. Si fermarono davanti ad una casetta piccola, Trìata la osservò e dopo poco esclamò –Il tuo alloggio!-

 

Creative Commons License 

questo intervento è protetto da copyright

-provate a copiare e vi uccido-

10 capitolo

10° capitolo

 

All’inizio della mia avventura pensavo già che entrare in un mondo magico, possedere una creatura incantata e partire verso il mondo delle fate fosse il massimo della stranezza che mi poteva capitare, invece mi ritrovo anche a dover diventare un mago.

Nella mia mente turbinavano molti pensieri, ma sentivo una necessità, più forte ancora del bisogno di capire: volevo ritrovare Briz. Per me quei poteri volevano dire solo che avevo una possibilità di salvare il mio Fedel.

Mi rimisi in viaggio con Trìata, ogni tanto lei mi ordinava di creare qualche campo di forza con la magia, per me diventava sempre più facile. Era un’azione naturale, come camminare o dormire. A casa mia avevo alcuni libri di magia, parlano di una barriera nella nostra mente, oltre il quale si trova la magia. Chi è in grado può abbattere quella barriera e usare il potere imprigionato nella nostra mente, ma per me era diverso: mi bastava pensare intensamente alla magia che volevo compiere e quella si realizzava. Era una sensazione nuova, pensavo alle facce dei miei amici quando gli avrei fatto vedere i miei poteri!

-Non puoi usare la magia nell’Altro Mondo. – disse ad un tratto Trìata. Mi fece sobbalzare sulla sella, ma adesso leggeva anche nella mente? Dovevo stare attento a quello che pensavo.

-Nel tuo mondo la magia si è estinta da millenni, ormai. -continuò lei -Prima l’Altro Mondo e Platinum erano un mondo solo, popolato da uomini e creature magiche. Ma gli uomini diventarono presto invidiosi della nostra magia, ci attaccavano e sterminavano i nostri villaggi. Danka decise, allora, di confinare gli uomini in una parte del mondo desolata, dove potevano vivere una vita senza la magia, senza sospettare della nostra esistenza. Tuttavia alcuni di noi erano affezionati alla tua razza, crearono dei passaggi per il vostro mondo e li nascosero a Danka. Ma lei è l’essere Supremo, vede e conosce tutto. Bandì le creature che avevano disobbedito, ma nello stesso periodò nacque la tua leggenda, secondo il quale tu sei l’unico che può salvarci. Danka decise quindi di chiudere tutti i passaggi, tranne uno. Solo alcuni conoscono il segreto della tenda dove vive la nonna della regina. È da quando Danka le ha affidato quella tenda che non ne esce mai.– non avevo mai sentito una storia così incredibile. Cavalcammo ancora per tutta la mattina, verso sera ci accampammo vicino ad un laghetto. Mentre Trìata si affaccendava ad accendere il fuoco, io mi inginocchiai sulla riva del laghetto per sciacquarmi il viso e riprendermi dalla lunga cavalcata. Un lungo braccio d’acqua mi accarezzò i capelli. Feci un salto indietro e urlai. Dall’acqua era emersa una creatura trasparente con lunghe braccia sottili, due occhi completamente neri e lunghi capelli celesti. Allungò una man verso di me e sussurrò parole incomprensibili. Mi sfiorò la fronte e mi trascinò in una visione: altre creature acquatiche correvano sott’acqua, rincorse da qualcosa di terribile. Molte morirono, i capelli celesti strappati a forza mentre ancora respiravano. La visione finì e mi ritrovai con le guance rigate di lacrime. Riaprii gli occhi e vidi che anche la creatura piangeva ed emetteva penosi lamenti. Si staccò dalla mia fronte e tornò a fissarmi. Poi sbarrò gli occhi, lanciò un grido di terrore e tornò sott’acqua. Mi voltai di scatto per vedere cosa l’aveva spaventata, Trìata era apparsa dal nulla e fissava il punto in cui prima c’era la creatura. Avanzò mi prese per il braccio e mi portò all’accampamento. Mi fece sedere e mi raccontò del popolo acquatico. –Hai visto una ninfa, solitamente sono creature vivaci, ma da quando Brandel ha invaso alcuni laghi dove vivono queste creature sono tristi e trasmettono a tutti i loro sogni, i sogni delle ninfe prevedono il futuro. – che tristezza, vuol dire che presto questo lago sarà invaso.

 

Creative Commons License 

questo intervento è protetto da copyright

-provate a copiare e vi uccido-

 

9 capitolo

 9° capitolo 

 

Il giorno dopo ripartimmo, ma io non ero riposato come avrei dovuto essere, avevo avuto un sonno agitato,in cui sognavo di uccidere Brandel, tutti i miei amici mi acclamavano e i nemici mi trafiggevano con le spade, ma loro continuavano ad acclamare, come se niente fosse.

Partimmo molto presto, per cercare di sfuggire ancora agli scagnozzi di Brandel, probabilmente gli era arrivata all’ orecchio la storia del ragazzo della profezia.

-Erano gli uomini di Brandel, quelli di ieri?- chiesi alla Guardiana mentre attraversavamo un ponte.

- Uomini li chiami?- chiese seria – Sono delle bestie, gli xirof. Assumono sembianze umane per confondersi tra gli uomini, il loro vero aspetto li disgusta, perciò cambiano sempre forma. E comunque si, sono a servizio di Brandel. – proseguimmo in silenzio.

- Mi annoio!- si lamentò Briz - Vado a fare un giro!- e si levò in volo. “Fai attenzione!” gli gridai col pensiero “ Potrebbero esserci altri xirof!”. Troppo tardi. – Ahhh! Mi catturano! Non voglio!-

- Briz!- gridai correndo verso di lui. Il ricordo della scena mi strazia il cuore. Briz era stato catturato a testa il giù da uno xirof volante che gli aveva messo una museruola magica, per evitare che sparasse le bolle. – Aiutooo!- gridò il mio amico… purtroppo da molto lontano. Spronai il cavallo e partii all’inseguimento, con Trìata che mi seguiva. Lo xirof sparì sotto i miei occhi, insieme a Briz. – No…- mormorai, ero frastornato. – Mi dispiace…- cercò di consolarmi Trìata. Non potei fare a meno di pensare a quel giorno, alle prime parole di Briz, erano identiche a quelle che lei aveva appena pronunciato. La vista mi si annebbiò,”Cosa succede?” pensai,“ rapiscono il tuo migliore amico e smettono di funzionarti gli organi? A partire dagli occhi…” in verità stavo solo piangendo. Se molto tempo dopo ripensavo a quel terribile giorno, ricordo di essermi accasciato a terra, di aver pianto come un bambino tutto il giorno. Alla sera mi rialzai, ormai avevo esaurito le lacrime. Mi sedetti accanto a Trìata e le dissi piano –È tutta una pagliacciata…- lei mi guardò stupita,- Cosa?-

-Questo mondo stupido…- iniziai piano, alzando sempre di più la voce, fino a gridarle in faccia – Finora ci ho creduto, ma non intendo fidarmi di voi, quando parlate di fate, folletti e altre stupidate varie! Vorrei farti notare che ho quindici anni, non tre! Non sono un bambino a cui raccontare le favole, questo avevo creduto…fino a quando non ho ricevuto Briz…lui è l’altra mia metà, il mio migliore amico, il mio esatto contrario! Non intendo restare in questo posto un secondo di più, tornerò indietro…salvatevelo voi il vostro mondo!-  ero furioso con tutti, per fortune l’unica persona presente era Trìata. Senza esitare mi mise una mano sulla fronte e svenni. Mi risvegliai dopo qualche minuto, - Che diavolo ti è preso?!- mi aggredì lei, - È tuo dovere aiutarci! Se non vuoi con le buone…allora lo farai con le cattive!- si avvicinò. Io indietreggiai spaventato, lei avanzava sempre di più, iniziava a pronunciare delle formule magiche e ad alzare la mano. Ad un tratto un fulmine le partì dalla mano. Sentivo un’energia bruciarmi nel petto e sprigionarsi intorno a me, formando uno scudo, il fulmine ci rimbalzò sopra colpendo Trìata in pieno petto e polverizzandola. –Trìata! – corsi nel punto in cui poco prima si trovava la fata. Sentii dei passi dietro di me. Mi voltai con le lacrime agli occhi e vidi Trìata venire verso di me portando della legna. – Sei ancora arrabbiato? Mi dispiace, ma ho dovuto addormentarti per qualche minuto, eri proprio furioso. Ma non pensavi davvero le cose che hai detto…vero?- ero un po’ confuso. Mi sedetti e le raccontai tutto, della falsa Trìata e dell’alone che mi aveva protetto. – Probabilmente la creatura che hai visto era uno xirof mascherato. Fortuna che l’ hai eliminato. In quanto all’alone, mi pare chiaro: hai scoperto il tuo potere. In questo caso hai creato uno scudo d’energia per proteggerti. Significa che diventerai presto uno stregone di tipo Assoluto. Penso però che tu prima voglia recuperare Briz, giusto?- annui con il capo energicamente. Lei rise e accese il fuoco pronunciando poche parole. La guardai stupito – Ora che conosci la magia non c’è bisogno di nascondertela!- esclamò lei soddisfatta. – Penso che tu voglia sapere qualcosa sulla magia…- annui ancora – D’accordo, solitamente la magia è concessa solo alle creature magiche, come me, mentre invece è vietata agli uomini, come te. Tuttavia esistono delle eccezioni, come un essere umano che possiede una creatura magica, tipo i Fedel o i draghi. Una creatura scopre la magia esattamente al centesimo anno di vita, devo informarti che se un uomo si prende cura di una creatura magica diventa immortale. È raro che qualcuno la scopra prima,come oggi è successo a te.

- Gli stregoni si dividono in: Minori, Parziali, Maggiori e Assoluti. Si definisce di che ordine appartiene una creatura in base alla sua prima magia. I Minori imparano per primi ad accendere piccoli fuochi, i Parziali a dominare la forza dell’acqua, i Maggiori ad essere i padroni del vento a gli Assoluti a creare forme con un’energia che nasce da dentro il loro spirito. Tu appartieni agli Assoluti, Dar. È l’ordine più potente, l’ordine che ha il privilegio di apprendere tutte le magie degli altri gruppi magici. Naturalmente anche io sono un’Assoluta. In ordine i meno potenti sono i Minori, seguiti dai Parziali, dai Maggiori ed infine gli Assoluti. -

Creative Commons License 

questo intervento è protetto da copyright

-provate a copiare e vi uccido-

 

 

ξℓє

Occupation
Location